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Manifesti oscurati a Mercato San Severino, una campagna elettorale che inciampa sulle regole

C’è un’immagine che, più di altre, sintetizza l’atmosfera di questi giorni a Mercato San Severino: una fila di bacheche elettorali completamente coperte da fogli bianchi, come se qualcuno avesse premuto un tasto “reset” sull’intera comunicazione politica cittadina. Non è un gesto estetico né un intervento artistico. È il risultato di un’operazione voluta dal sindaco Antonio Somma, che ha scelto di rendere visibile – in modo quasi teatrale – la sua linea di tolleranza zero contro i manifesti elettorali abusivi comparsi nelle ultime settimane.

L’intervento, condotto dalla Polizia Locale insieme all’Ufficio Tecnico e all’Ufficio Elettorale, è il frutto di una ricognizione capillare. Le bacheche sono state passate al setaccio, una dopo l’altra, alla ricerca di locandine prive di autorizzazione o affisse negli spazi sbagliati. La ricostruzione che arriva dagli uffici comunali parla di irregolarità diffuse: cartelloni applicati fuori dagli spazi concessi, adesivi sovrapposti a materiale autorizzato, e interi pannelli occupati da candidati che – per ragioni organizzative o per semplice fretta – hanno ignorato la procedura.

“Le regole valgono per tutti” ha dichiarato Somma, ribadendo che le sanzioni non si limiteranno al gesto dell’affissione ma coinvolgeranno direttamente i committenti, chiamati a coprire anche i costi sostenuti dal Comune per l’oscuramento. Una puntualizzazione che, in un periodo pre-elettorale così denso, assume un peso che va oltre la burocrazia: stabilisce un confine preciso tra ciò che è propaganda e ciò che è scorciatoia.

Camminando lungo i viali principali della città, i pannelli oscurati colpiscono quasi più dei manifesti originali. Creano un effetto visivo sospeso, come se il racconto politico fosse stato interrotto all’improvviso. Sotto la copertura bianca si intravedono sagome, colori, frammenti di slogan che ora appartengono a un livello più sotterraneo. È un’immagine che restituisce una sorta di “silenzio imposto”, ma che allo stesso tempo richiama l’attenzione su quanto sia fragile l’equilibrio tra regole e competizione elettorale.

I cittadini osservano, commentano, scattano foto. C’è chi approva, pensando che finalmente “qualcuno rimette ordine”. C’è chi parla di eccesso di rigidità, soprattutto in una regione dove, storicamente, la corsa agli spazi elettorali è sempre stata un esercizio più caotico che rigoroso. E c’è chi, inevitabilmente, legge nell’operazione un sottotesto politico: Somma, negli ultimi mesi, è stato più volte indicato da osservatori locali come possibile protagonista delle prossime Regionali. La scelta di oscurare i manifesti abusivi, quindi, assume anche una dimensione simbolica che va oltre i confini comunali.

La vicenda, tuttavia, non si esaurisce nella dialettica locale. Inserita nel contesto della Campania, rivela un tema più ampio: quanto è realmente possibile garantire una campagna elettorale ordinata in territori dove la competizione tra liste e candidati tende a occupare ogni spazio disponibile? L’operazione di Mercato San Severino potrebbe diventare un precedente capace di influenzare altri Comuni, soprattutto se la Regione decidesse di sostenere una linea più rigida sulle affissioni irregolari.

C’è un dettaglio quasi narrativo che rende questa storia particolarmente significativa: l’oscuramento non elimina i messaggi politici, li sospende. È come se il Comune avesse ricordato ai protagonisti della corsa alle Regionali che la competizione resta legittima, purché non calpesti il perimetro delle regole. E in un’epoca in cui la comunicazione politica tende spesso a occupare tutto ciò che può, questa sospensione – così visibile e così concreta – vale più di molte dichiarazioni.

Per ora, i fogli bianchi restano lì, immobili, in attesa che la campagna elettorale prosegua su binari più ordinati. Nel frattempo, la città osserva, commenta e, forse senza volerlo, partecipa a un esperimento di legalità applicata che potrebbe fare scuola in Campania. E mentre le Regionali si avvicinano, questa storia, nata in un comune dell’entroterra, si ritaglia un posto più largo nel dibattito pubblico regionale, diventando un piccolo ma eloquente frammento del modo in cui la politica prova – o fatica – a rispettare le proprie stesse regole.

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